Coaching e psicogeografia
Nel coaching, come abbiamo visto in questo articolo, è essenziale conoscere i principi della psicogeografia e le disposizioni psicogeografiche di base, in modo da poter scegliere quella più indicata al raggiungimento degli obbiettivi desiderati.
Vediamo quindi quali sono le disposizioni più comuni e la logica sottostante ad ognuno.
La disposizione a cerchio
E’ indicata in quelle situazioni in cui è bene non presentare ai partecipanti alcun tipo di gerarchia e in cui è bene che gli interlocutori possano guardarsi l’un l’altro in ugual maniera.
E’ una disposizione che favorisce il confronto e crea un clima di collaborazione tra pari, in cui nessuno sente di essere per qualche motivo inferiore o superiore agli altri. Indicata quindi ad esempio in sessioni di brainstorming e confronto e discussione di idee.
La disposizione a mezzo cerchio
E’ una disposizione in cui di solito al centro (posto sulla linea del diametro) vi è una persona, rivolta verso l’interno, che funge da coordinatore dell’interazione comunicativa e anche da interlocutore principale.
Tutti i partecipanti hanno la possibilità di guardarsi l’un l’altro e si percepiscono come pari, cosa che facilità il confronto e l’interazione, ma il loro sguardo è maggiormente diretto sulla persona al centro, che quindi viene percepita come una sorta di guida o di interlocutore privilegiato.
E’ una dipsosizione adatta ad esempio a seminari e riunioni in cui si cerchi una partecipazione diretta delle persone ma che richiedano anche qualcuno che presenti ad esempio una relazione, magari con l’ausilio di una lavagna, coinvolgendo contemporaneamente o anche dopo, i partecipanti a discutere e a dare il loro contributo.
Disposizione in riga
In cui i partecipanti sono disposti fianco a fianco su una o più righe, con di fronte una persona o anche più persone. In questa disposizione i partecipanti non possono guardarsi l’un l’altro e quindi l’interazione tra loro viene sfavorita. La loro attenzione viene invece rivolta tutta a quell’unica persona, o a quelle poche persone, che hanno di fronte.
E’ una disposizione che tende a mostrare un’evidente dissimmetria e quindi una possibile gerarchia tra i partecipanti, in cui generalmente quell’unica persona, o il piccolo gruppo, ha “in mano la discussione” e richiede l’attenzione degli altri alle proprie parole.
Per questo è la classica disposizione usata ad esempio nelle aule scolastiche, dove l’attenzione egli studenti deve essere distolta dal rivolgersi ai pari e viene invece dirottata completamente verso l’insegnante che occupa una posizione gerachica superiore.
Disposizione a blocchi contrapposti
E’ una situazione in cui due gruppi di persone stanno uno di fronte all’altro, separati da una certa distanza. Questa disposizione evidenzia una certa contrapposizione tra i due gruppi, in cui l’attenzione di ognuno è rivolta all’altro gruppo molto di più che ai membri del proprio, quasi a controllarne le mosse e a difendersi da un possibile attacco.
L’interazione è quindi maggiormente tra individui dei due gruppi contrapposti, anche se non si presenta come un’interazione collaborativa, quanto invece di difesa/attacco.
Per questo è naturalmente la disposizione individuabile in molte delle situazioni in cui due gruppi si fronteggiano, o comunque si percepiscano, anche temporaneamente, come notevolmente diversi, quali ad esempio una battaglia, una partita di rugby o il momento iniziale di un incontro tra due delegazioni diplomatiche.
Disposizione a rettangolo
E’ una situazione in cui i due lati più lunghi sono occupati da più persone e uno di quelli più corti da un’unica persona.
Questa disposizione mette in evidenza una forte dissimmetria tra i partecipanti. La persona sul lato più corto, infatti, ha una posizione privilegiata, perché con un’unico sguardo è in grado di guardare tutti gli altri e quini di esercitare un controllo anche se non direttamente evidente. Gli altri possono invece o guardare solo chi hanno di fronte oppure volgere lo sguardo per indirizzarlo verso la persona sul lato corto.
E’ una disposizione che favorisce una discreta interazione tra i partecipanti, ma che evidenzia anche una forte gerarchia. Per questo è utilizzata in situazioni come riunioni tra più pari e un superiore, in cui quest’ultimo occupa chiaramente il “posto di controllo”.
Per finire
Tutte queste sono solo delle situazioni di base generali. Nella realtà le diverse disposizioni che possono crearsi sono talvolta delle situazioni “ibride” che influenzano la comunicazione in modi specifici.
Inoltre i rapporti di gerarchia ed altre relazioni che le disposizioni psicogeografiche di base suggeriscono, possono ad esempio invertirsi per la presenza di diversi fattori.
Non basta quindi osservare la psicogeografia di una interazione per poter trarre delle conclusioni sicure sulla situazione in cui questa avviene. Vedere ad esempio un gruppo di individui tutti rivolti verso un’unica persona che le fronteggia, può essere interpretato sia come un gruppo che ascolta e segue un capo, sia come un gruppo che accusa e giudica quell’unica persona.
Nelle interazioni comunicative rientrano quindi tutta una serie di fattori che accanto alle disposizioni psicogeografiche, che sono una parte essenziale, contribuiscono tutti assieme a carattrizzare l’interazione e quindi a raggiungere o meno gli obbiettivi che la comunicazione si prefigge.